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Sale il tasso fisso. Cosa cambia per i mutuatari?

Primi effetti sui mutui della lunga corsa dell’inflazione in Italia.

L’Irs, che fa da benchmark per la definizione del tasso fisso, ha cominciato a crescere, con ricadute negative sui nuovi mutui.

Uno scenario che crea preoccupazioni per i nuovi mutuatari.

La corsa dell’inflazione comincia a produrre effetti indesiderati sul mercato dei mutui, spingendo in alto la rata del tasso fisso (ma anche il variabile non potrà restare ai minimi storici ancora a lungo), una situazione che crea difficoltà crescenti alle famiglie italiane.

Carovita, crescita senza fine

Doveva essere un fenomeno temporaneo, dovuto alla pressione della domanda sull’offerta all’inizio della ripresa economica globale, e invece il carovita si sta rivelando molto persistente.

In Italia i prezzi sono in accelerazione da nove mesi consecutivi, tanto da aver raggiunto a marzo il 6,7% in più rispetto allo stesso mese del 2021.

Per capire il ritmo dell’accelerazione, basti pensare che a febbraio l’incremento annuo era stato sensibilmente inferiore, attestandosi al 5,7%.

Né lo scenario per i prossimi mesi induce all’ottimismo, considerato che la media Ue è del +7,5% e che gli Stati Uniti sono addirittura al +8,5%.

Non solo: secondo gli analisti finora abbiamo visto solo una parte delle conseguenze per i prezzi delle materie prime del conflitto in corso in Ucraina.

Il carovita è una tassa occulta in quanto limita le capacità di spesa.

Se un bene ieri costava 10 e oggi 11, significava che in termini di quantità potrò acquistarne il 10% in meno.

A meno che nel frattempo non cresca dell’identico ammontare lo stipendio e non è questo il caso. Così, le banche centrali si vedono costrette ad alzare i tassi ufficiali, in modo da rendere meno conveniente l’accesso ai finanziamenti e in questo modo limitare il denaro in circolazione, raffreddando così i prezzi.

Le ricadute sui tassi

I mercati tendono a muoversi sulle aspettative, prima ancora che sulle notizie, e questo spiega perché i tassi di finanziamento – compresi quelli dei mutui – già da qualche settimana hanno avviato la risalita.

Le analisi di Mutuionline.it segnalano che l’Irs a 10 anni, riferimento per i mutui a tasso fisso, è passato dallo 0,39% di gennaio 2022 allo 0,78% di febbraio; quelli a 20 anni e 30 anni rispettivamente dallo 0,60% allo 0,87% e da 0,52% a 0,75%.

Di conseguenza i Tan passano da 1,25% di gennaio (media 20 e 30 anni) a 1,56% dell’ultima rilevazione.

E probabilmente oggi la situazione è ancora peggiore, considerato che la risalita dei tassi di mercato è proseguita anche nelle ultime settimane.

In questo scenario non stupirebbe se il tasso medio del fisso salisse tra qualche settimana in area 2%, un livello conveniente rispetto alle medie storiche, ma comunque doppio rispetto solo a un anno fa.

Per il momento questa tendenza non sta interessando i mutui a tasso variabile, dato che il benchmark dell’Euribor a 3 mesi resta intorno a -0,40%, in linea con la “tassa” imposta dalla Bce ai depositi delle banche presso l’Eurotower.

Tuttavia le attese del mercato sono per un ritorno in positivo già da settembre e per un livello dell’1,7% a fine 2023.

Giovani sotto pressione

La situazione dei tassi rischia di penalizzare soprattutto i giovani, che di solito ricorrono al mutuo per una quota sensibilmente superiore rispetto ai loro genitori.

Il Decreto Sostegni bis ha elevato dal 50 all’80% la garanzia pubblica per gli under 36 con Isee sotto 40mila euro e questo ha aperto le porte dei mutui a tanti giovani che in passato erano impossibilitati ad accedervi.

La garanzia pubblica è concessa a patto che il tasso applicato dalla banca sia calmierato: il problema è che la rapida risalita dei tassi di mercato rende questa rilevazione superata, dato che già oggi il tetto è fissato all’1,99%, a fronte di un Taeg all’1,8%.

È verosimile che presto tra le banche si avvii una selezione delle richieste ben più severa di quanto visto negli ultimi mesi.

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